Interviste d’Autore – Vincenzo Lamensa

La sua è un’arte metafisica e concettuale che, come dice lei stesso nella sua nota biografica, è volta a “portare l’osservatore alla riflessione e a risvegliare in lui un’emozione.” Quale emozione vuole suscitare con l’opera “L’Affogato?”

“Il mio proposito era quello di portare l’osservatore a immedesimarsi nell’Affogato. Pertanto a suscitare quel mix di emozioni che potrebbe provare un uomo che subisce un accadimento asfissiante. L’istante esatto che subentra nella lucidità della fine. La paura e l’inquietudine fanno spazio alla rassegnazione, portandolo a fissare il cielo, ammirando le stelle, con tutti quei sogni che potevano essere e non saranno mai.”

“L’Affogato” è un dipinto su tela con degli elementi in rilievo. Perché ha scelto di realizzarlo in questo modo? Ha ritenuto insufficiente utilizzare solo l’olio o l’acrilico?

“Sì, esattamente, ho ritenuto insufficiente la sola pittura perché sono tante, e tutte importanti, le emozioni che entrano in gioco in quel momento. Ho pensato che avrei potuto avere un miglior risultato combinando la pittura alla materia. Potendo così plasmare un volto segnato dallo sforzo e dalle emozioni.”

Quali sono gli stati d’animo che la predispongo di più alla realizzazione di un dipinto? 

“Senz’altro è la ricerca della serenità, dell’equilibrio che trovo alla fine della realizzazione. Pertanto la risposta forse è lo squilibrio, portato dalla società e dal mondo che mi circonda.”

Ha un obiettivo preciso al quale aspira, un sogno nel cassetto legato all’arte?

“Il mio obiettivo è provocare un’emozione nell’osservatore che guarda un qualsiasi mio quadro. Il mio sogno è lasciare un segno tale da vivere al di là di una sola vita.”

L’Affogato
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