Intervista d’Autore – Patrizia Feltrin

La poesia “I Nonni…” che apre la raccolta Vie vale la pena di essere approfondita. Cosa l’ha spinta a
scriverla? Quanto lo scorrere del tempo, le generazioni che passano, il panta rei inesorabile influisce
sulla sua poetica e sul suo modo di vivere la vita?

“Tutto scorre… accendere un filo diretto con i nipoti è una miccia che arde in un momento molto delicato della mia vita: proprio quando questa sembra sfumare. È il voler lasciare un “ricordo” di questa nonna non ancora stanca di vivere.”

La libertà che si evince dalle sue poesie, a livello stilistico e metrico, è chiara. Perché ha scelto proprio
la forma poetica per mettere su carta i suoi pensieri?

“La mia è libertà stilistica non vincolata da regole ma emotività estemporanea lascia fluire un andare quotidiano e si concentra in poche righe e al tempo stesso fa sognare o rivivere momenti. Momenti da leggere e rileggere. Vissuti da sfogliare. La poesia per me è respiro. In una riga una vita. Come è fatta la vita… ridondanza o essenzialità. Lo scorrere dei versi non ingessati da rime, vuoi per liceità poetica vuoi per caratterialità personale volta a rincorrere una armonia/sintonia non dettata da regole ma amore spassionato per la scrittura, è fiume in piena. E il momento non ha tempo, prorompe.”

Quanto è importante per lei la scrittura e quanto lo è, invece, comunicare con gli altri attraverso
questa?

“La scrittura è una parte di me, parole che risuonano, parole che ritornano, parole che accompagnano.
Ecco le mie vorrebbero essere delle hostess per i miei nipoti in un viaggio chiamato vita. L’importanza
è un filo di comunicazione che si instaura con il lettore. Se prende il via ci si connette e si viaggia sulla
stessa lunghezza d’onda. Il mio vissuto, dolore e gioia riescono a vibrare e a trasmettere e connettere
altri dolori altre gioie. Insieme non è mai invano.”

Le sue poesie, seppur libere, sono frutto di un’elaborazione attenta oppure più istintiva? Il suo taccuino
è una risorsa su cui appuntare idee o custodisce le sue poesie fatte e finite?

“I miei scritti sono i miei pensieri fluiti attraverso l’inchiostro. Riuscire a “monetizzarli” (renderli vivi)
attraverso il taccuino e la penna è una passione che coltivo dall’infanzia. I giorni del collegio hanno visto nascere quest’esigenza come via di fuga, boccata d’aria, momento di libertà intellettuale insieme alla scoperta di un luogo lontano dal chiassoso chiocciare fanciullesco: la biblioteca. Lì mi rifugiavo quando avevo bisogno di silenzio, di pace. Ed è sempre stato il mio porto sicuro la carta di un taccuino. Le parole, affascinanti lettere unite, per gioco, per passione prendono forma. E al tempo stesso si possono donare. Ah quanto mi piace nutrirmi di sensazioni sgorgate da belle parole. Risuonano e sposano il sentire nella giornata. Per molto tempo sono state chiuse, dimenticate nei cassetti, come fossero il mio io più intimo. E lì hanno maturato l’attuale voglia di condividere l’ora l’adesso, l’entusiasmo per dare voce all’importanza che ogni momento va vissuto. Bello o brutto che sia la penna diventa spettatore pagante, appagante con cui condividere una scena. E già pesa di meno il tutto, ben sapendo che a volte è monologo, ma talvolta è lascito. Ora mi piace pensare che non si annoieranno i miei bimbi ma che altrettanto altri nonni vi ci si ritroveranno e sorrideranno. Un sorriso è un buon inizio. Indizio per cogliere il lato positivo di ogni momento.”

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