GIACOMO VALENTINI

LA VERA LUCE

L’ars del maestro Giacomo Valentini si fonda sulla ricerca della Verità del Colore e della Luce. L’opera è divisa in due filoni tematici: la paesaggistica di città (Roma, Venezia, Romano, Algeri) e le donne. Sono due facce della stessa medaglia, due percorsi che percorre l’artista nella sua ricerca, rendendoli poi fruibili all’osservatore/lettore. Opere che nascono dalla biografia e dalla “visione” dell’artista: Roma, l’Italia, l’Algeria. Formandosi alla scuola dei veraci pittori di via Margutta di Roma, Giacomo cerca di cogliere il “colore perduto” dell’Urbe. Quando i palazzi erano rivestiti dei colori naturali, come le terre e l’ocra, la città rifletteva la luce del giorno e delle stagioni. Al tramonto e all’alba le sfumature del sole erano le stesse dei palazzi. In autunno o in primavera ogni visione era magica, poetica. Poi sono seguiti i restauri e le ripitture delle facciate con colori di plastica fredda e l’incanto s’è perso. Altre città come Venezia hanno subito la stessa triste dinamica. Nella città lagunare non era solo l’acqua a risplendere di luce! Contemporaneamente s’è smarrita anche la magia e la genuinità nel mondo moderno, quella che invece assaporavano il Rugantino, il Gondoliere, Mirandolina o il Marchese del Grillo girando per luoghi, che erano già opere d’arte. Oggi esse sono soffocate dalla modernità, il loro cuore dorato è nascosto alla vista. Compito dell’artista, secondo Giacomo, è tirare fuori questa “magia”, riuscire a vederla ancora con l’occhio poetico e pittorico, saperla rappresentare e trasmettere. La missione è estesa, allora, da Roma ad ogni luogo. L’artista depriva il tutto degli elementi moderni ed il paesaggio è apparentemente fuori dal tempo. L’idea del pittore è che sia lo stesso “luogo” ad avere un’Anima e a pulsare: il GENIUS LOCI! Concezione già cara ai classici. E allora le stesse case sono il cuore della città: “I luoghi hanno un’anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana” (J. Hillman,”L’Anima dei luoghi”). Eppure il maestro Giacomo sembra avere un segreto e un’ossessione: la VERA LUCE. Essa è la chiave della sua arte. Agognata, ricercata, amata, contemplata. Come al termine di una scalata impossibile, una volta che la raggiunge (la luce) Giacomo la fissa nella mente e nel dipinto e da pittore la sublima nelle sue opere. La LUX di Roma (“ROMA”, “ROMA TRASTEVERE”, “ROMA VICOLI”,) di Trastevere, delle calli di Venezia (“VENEZIA”), di Romano (“LA ROCCA DI ROMANO”, “ROMANO”), dell’Italia (“CASTELLO”, “SAN PELLEGRINO TERME”) o della stessa Algeria (“ALGERIA”, “ALGERIA CITTÀ DEL DESERTO”, “ALGERIA”), diviene lo splendore raggiante della Bellezza, un’essenza meravigliosamente colorata dell’Anima (non solo di quella del luogo), oltre il tempo e lo spazio ed anche oltre la mente. Il secondo filone di rappresentazioni è più intricato, più oscuro ed ermetico. Tuttavia esso fa parte della stessa ricerca che è alla base di tutta l’ars di Giacomo: la Verità del Colore e della Luce. Giacomo rappresenta su sfondi di città indefinite, che richiamano New York, grattacieli o semplicemente una città moderna, corpi nudi di donne che si stagliano nella notte (“SERENITÀ”, “NOTTURNO”, “TRAMONTO”, “ALLA LUNA”). Le accompagna la luna ed il suo chiarore, ma la vera LUX sono loro: le DONNE. È un messaggio d’Amore, un omaggio alla Bellezza dell’essere donna. Faro nella notte, luce nel buio, porto sicuro. La donna assume un significato simbolico: è l’arte stessa e quasi evangelicamente: “La Via, la Verità e la Vita”. L’arte, la luce, la notte, la sensualità, la vita, la luna, sono tutti “femminili”. Senza la LUX nulla di tutto questo è possibile: “Dio disse: – Sia la luce! – . E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte” (“Genesi”). Il quadro simbolo di quest’ars è “ROMA TRASTEVERE”, dove una porticina antica in legno, nel cuore di Roma, è socchiusa e ci invita ad entrare nell’opera. L’osservatore/lettore che addentrerà in quest’uscio, vivrà l’esperienza del “cieco di Gerico” e miracolosamente riacquisterà la vista, poiché il maestro Giacomo, dopo lungo peregrinare, ha intriso ogni sua opera di ciò che fa guardare e contemplare realmente tutto: LA VERA LUCE.

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